CONSOLATO DELLA REPUBBLICA SOCIALISTA DEL VIET NAM

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Cultura e letteratura

Festività tradizionali

Quasi tutte le feste vietnamite seguono il calendario lunare. La princi­pale si celebra l’inizio della primavera e segna l’inizio di un nuovo anno lu­nare; è il Tết nguyên đán, o “primo mattino del primo giorno del nuovo anno”; viene celebrato fra la fine di gennaio e i primi di febbraio; questa festività è divenuta nota a livello internazionale a causa dell’offensiva del Têt, avvenuta nel 1968 nel corso della guerra anti-ameri­cana. È la festa più importante e significativa del calendario vietnamita.

I preparativi della festa si avviano una settimana prima della ricorrenza: sulla strada si affollano venditori di alberi di arancio in miniatura o di Cây hoa đào, piccoli alberi di pesco in fiore.  La festa vera e propria comincia alla vigilia del “primo giorno”, con un pranzo che riunisce tutta la famiglia, anche coloro che vivono all’estero e che, in questo periodo raggiungono i loro congiunti nella terra d’origine. Se uno dei mem­bri della famiglia non può essere presente, viene la­sciata una sedia vuota per ricordarlo. I piatti tipici del Têt, in genere prevedono legumi – che, si dice in Vietnam, favoriscono l’intelligenza -, pollo (che propizia la salute) e tre di­versi tipi di piccole polpette a base di pesce, gambe­retti e carne. Completano il menu i dolci tradizionali. Ai bambini vengono regalate buste rosse che conten­gono denaro – il danaro della fortuna. La notte della vigilia si cerca di restare svegli il più a lungo possi­bile: secondo un’antica superstizione, ciò apporta lon­gevità ai propri genitori…

Accanto al Tết Nguyên Đán, esistono in Vietnam numerose altre festività civili e religiose. In occasione del Solstizio d’estate, si celebra in tutto il Paese il Tết Đoan Ngọ. Si situa verso la metà dell’anno ed i suoi riti hanno funzione di allontanare malattie, epidemie, sfortuna e spiriti maligni; è previsto, ad esempio, l’abbruciamento di fantocci di cartapesta: il Paese, in questa notte, si trasforma in un grandioso scintillar di falò; le etnie animiste delle montagne, si distinguono in questo periodo, per le loro offerte sacrificali – maiali e bufali – al mondo degli spiriti. A metà maggio il Vietnam celebra invece la Festa di Buddha.

Anche Natale, specialmente nel Sud del paese e, soprattutto a Città Hồ Chí Minh, ha grande risonanza. Numerose sono invece le celebrazioni confuciane (Đông Chí in dicembre e varie altre) e buddhiste (la nascita di Lao Tse si celebra in maggio, quella di Quan An in febbraio). Varie le festività patronali (Hoi Tan) celebrate in ciascun villaggio, ognuna con peculiari rituali che variano dalle danze, alle cerimonie votive, aicanti religiosi, a momenti più prettamente di svago. In marzo si celebra la Festa della Pura Chiarezza, una festa di raccoglimento, mentre in ottobre ricorre la Festa del Doppio Nove le cui danze rituali celebrano l’”Imperatrice che si purifica con le foglie di Gelso “; è la stagione dei crisantemi e, per i vietnamiti più romantici, è ancora tradizione riunirsi per comporre piccoli poemi, in onore dell’autunno.

Letteratura*

La produzione letteraria vietnamita è fra le più ricche e interessanti del Sud-est asiatico. La letteratura antica, redatta sino al XII secolo in caratteri cinesi, con l’introduzione del sistema logografico chữ nôm [letteralmente “scrittura del Sud”] trascriveva tuttavia, tramite i sino grammi, il parlare nazionale.

Al chữ nôm si sostituì il quốc ngữ – che designa la scrittura latina moderna, sulla base di segni diacritici.
Il chữ nôm, utilizzato dalle élites istruitesi in cinese, fino al XIV secolo fu il solo sistema di scrittura vigente in Vietnam. Benché il nôm si ascrivesse all’espressione della lingua vietnamita popolare, presupponeva una perfetta conoscenza del cinese classico e della pronuncia vietnamita dei caratteri cinesi.

Nella letteratura, l’affrancamento dal modello di scrittura cinese classica prese vigore nel XV secolo, non solo sul piano stilistico ma anche dal punto di vista tematico. Nguyễn Trãi – fra i poeti più noti ed amati dai vietnamiti -, ha lasciato una Antologia di 254 poemi in lingua nazionale [Quốc Âm Thi Tập] – che si può leggere nella versione francese [CNRS, Paris 1987, a cura di P. Schneider]. L’opera maggiormente celebre di Nguyễn Trãi è Bình Ngô Ðại Cáo (“La grande proclamazione della pacificazione dei Ngô “), uno dei massimi monumenti della letteratura vietnamita classica, cui si uniscono altrettanto celebri poemi: il Chinh phụ ngâm della poetessa Ðoàn Thị Ðiểm e Kim Vân Kiều di Nguyễn Du (1765-1820). Hồ Xuân Hương, la ragazza terribile delle lettere vietnamite, irrompe con voce fulgida cristallina nel buio della notte confuciana ed egualmente merita di essere conosciuta.

Il più netto distacco dal modello letterario cinese si produsse tuttavia con lo sviluppo del quốc ngữ (trascrizione fonetica della lingua vietnamita in caratteri latini), sistema che si consolidò nell’ambito del colonialismo francese. Con il consolidamento dell’apparato di dominazione coloniale – cui fece riscontro un nuovo generale fermento nazionalistico, infatti, la letteratura, dominata all’epoca dalla figura del letterato patriota, venne ad assumere nuovi contenuti, fondati sull’esperienza e sulla denuncia della discriminazione, dello sfruttamento, del lavoro forzato ed altri consimili aspetti del colonialismo. L’impatto dei modelli di matrice occidentale sulla società vietnamita tradizionale, diede origine ad un processo sociale e culturale dalle dinamiche complesse e, per taluni aspetti, profondamente contraddittori: se da un lato infatti, vi corrisposero fenomeni di disgregazione ed alienazione culturale, per altri aspetti fu resa possibile una graduale apertura alla modernità.

Il confronto con la letteratura di matrice europea – in particolare con le opere dell’Illuminismo settecentesco e dei realisti dell’Ottocento, portò ad una parziale modernizzazione delle lettere dia risvolti dialettici. Il rinnovamento dei generi e delle forme espressive segnò l’inizio del periodo letterario moderno. La letteratura vietnamita di espressione francese prende avvio con Phạm Quỳnh che compone testi sulla cultura vietnamita e sul difficile dialogo fra le culture d’Oriente e Occidente. Phạm Duy Khiêm pubblica meravigliose leggende e Phạm Văn Ky si cimenta nel romanzo: Frères de sang [1947] è il suo scritto più noto. Oggi la letteratura vietnamita di espressione francese perdura in Francia e Canada, soprattutto e costituisce un insieme ricco e variegato, grazie a splendide autrici come Kim Lefèvre, Tran Nhut, Linda Le e numerose altre.

In Vietnam, negli Anni Trenta presero vigore due diversi correnti: l’una romantica e di evasione, l’altra realistico – rivoluzionaria; quest’ultima tese a prevalere verso la metà del decennio in risposta alle esigenze della lotta politica anti-coloniale. In questo periodo, protagonisti dei romanzi vietnamiti sono gli eroi e le eroine impegnati nella lotta di popolo, i contadini la cui esistenza quotidiana, sotto il doppio giogo dei colonialisti e dei loro intermediari – mandarini corrotti e possidenti locali – è ritratta con assoluto realismo. Questi contenuti, caratterizzano anche il periodo della resistenza anti-americana in cui subentrano tuttavia, i temi della nuova lotta popolare: i racconti e i romanzi di questo periodo riflettono il contesto storico, inneggiano alla coesione nazionale e descrivono gli atti di eroismo e l’impegno nella produzione. In ragione dei lunghi anni di dominazione straniera del paese e dei fenomeni di deculturazione in corso, fu poi intrapresa una fase di globale di riconversione culturale di contenuto nazionale e popolare. Tale impostazione, inizialmente limitata all’ambito politico, prese a diffondersi in tutte le forme dell’espressione scritta e parlata.

Nei primi Anni Ottanta, in completa rottura con questa tendenza all’uniformità prese a delinearsi nel paese, un nuovo movimento intellettuale, nella ricerca di valori morali condivisi dalla collettività. Sull’impulso del Doi Moi, politica del rinnovamento inaugurata nel 1986, nuovi scrittori fecero sentire la propria voce; furono definiti la “generazione senza compromessi”. Il Vietnam conta oggi circa novanta milioni di abitanti, in massima parte giovani. Anche per i “figli della Vittoria” – i Vietnamiti nati dopo il 1975 -, l’eroismo del passato non sembra più essere riferimento ideale cui ispirarsi. Con il consolidarsi del processo di rinnovamento, l’utopia e il sogno lasciano spazio crescente alla disillusone e al consumismo. Oggi, gli scrittori della “generazione senza compromessi”, ancora ampiamente attivi, alla stregua di padri di famiglia poco inclini ai mutamenti generazionali, evocano una gioventù in parte dissoluta; denuncia Nguyễn Huy Thiệp: “Per colmare la perdita dei valori tradizionali, non si fa che perseguire un modo di vita materialista ed edonista”. Se all’indomani della guerra anti-americana, la “generazione senza concessioni” ha raccontato la guerra pensando alla vita, oggi, la letteratura prende le distanze da quel panorama. Dagli anni Novanta, il rinnovamento letterario è continuato, facendo udire la sua eco talvolta più forte all’estero che non in patria, dove in ogni caso, i nuovi scritti circolano in grande quantità.

Benché si muovano in assai diversi orizzonti tematici, i nuovi autori, per certi aspetti, continuano l’opera dei loro predecessori, svincolandosi, per forma e contenuto, dalle remore letterarie del pragmatismo socialista. È certamente prematuro avanzare ipotesi sull’evoluzione di questo nuovo orientamento, ma il processo è oramai innescato: oggi, ovunque, anche nei villaggi più remoti, i cybercafés proliferano e lasciano scoprire ad una gioventù, magari indolente, un mondo senza limiti. Il web permette di viaggiare lontano, in cerca di altri riferimenti e, soprattutto abbatte le barriere con webzines e chats molto frequentate da autori talvolta alle prime armi e scrittori noti e meno noti della diaspora. Cadono così molte frontiere e, nella ricerca di nuovi valori, l’orizzontalità vince sulla verticalità: le risposte si cercano ora non più nelle parole degli anziani, ma in un orizzonte più vasto e globale; tutto ciò mette in questione il concetto stesso di società, basata in Vietnam su di un rigoroso ordine gerarchico. Il vero dibattito letterario vietnamita si svolge oramai a margine delle riviste e dei giornali ufficiali; nell’era di Internet i testi divengono partecipi di una letteratura ‘altra’, eterogenea e multiforme.

Da sempre la dimensione collettiva del linguaggio e, soprattutto, il recupero della tradizione orale che, è spesso audace e provocatoria, hanno rappresentato – e ancora oggi rappresentano per la giovane letteratura – una strategia per elaborare una visione del mondo autonomo e originale. Nell’ultimo decennio, sperimentando nuove dimensioni, la letteratura e l’arte in genere, hanno unito identità multiple e ibride; hanno tentato di valicare limiti, superando confini geo-spaziali e barriere formali, sperimentando oralità, pouchoir, poesia e narrazione, talvolta una loro intima commistione. Dando voce al corpo e all’individualità, hanno avanzato tra lingue, culture, pratiche e modalità di diffusione diverse. E’ pur vero che se la forma e la trasmissione di queste produzioni intellettuali assumono, per certi aspetti, caratteri originali, il contenuto si ricollega, talvolta vistosamente, al passato imponente della letteratura popolare, composta oralmente, in modo anonimo e collettivo – e solo negli Anni Venti trascritta. Fermo restando che, per via della complessità della lingua vietnamita, la traduzione in lingue occidentali dei componimenti popolari – come ad esempio i ca dao – è estremamente difficoltosa, il tratto che maggiormente emerge da questi piccoli poemi in versi, è la coscienza ribelle, l’ironia contro l’ipocrisia, il rifiuto dell’assoggettamento. La voce dei contadini e delle contadine del Vietnam tradizionale è da sempre una voce audace che non manca di irridere il potere e denunciare le ingiustizie.


*Per approfondire, i testi riportati sono tratti da: SANDRA SCAGLIOTTI, ANNA PAOLA MOSSETTO, Il drago e la fata. Politiche e poetiche nel Vietnam moderno e contemporaneo, Torino, Stampatori 2013; ROMEO ORLANDI (a cura di), Oltre guerra e pace, Il Vietnam nel Terzo Millennio, Roma, Il Mulino AREL 2010; Mekong, notizie dal Fiume e dintorni, organo di stampa dell’Ass. Nazionale ItaliaVietnam; Quaderni Vietnamiti [varie annate]